Pino Deodato

Pittore e scultore, Pino Deodato si distingue per il suo modo semplice e diretto di arrivare alla sostanza delle questioni 
– etiche, estetiche, filosofiche – che stanno a cuore all’uomo contemporaneo.

Il suo linguaggio fatto di estrema sintesi di forme e colori tenta di riappropriarsi dei valori profondi che la civiltà odierna sembra quotidianamente smarrire.

“Cerco di affrontare temi complessi in modo semplice – dice l’artista – che è poi quello che l’arte dovrebbe fare: rendere accessibili a tutti argomenti difficili”.

Non è quindi un caso che le sue sculture siano perlopiù realizzate in terracotta, il più essenziale dei materiali.

Il mondo di Deodato è fatto di piccoli oggetti e di gesti gentili che compongono una quotidianità in cui tutti possiamo riconoscerci, come se lui fosse in possesso della chiave per accedere a questa fonte comune di ricordi. Il suo modo di procedere va dal particolare all’universale: partendo dalla propria biografia e da vicende semplici, l’artista ci racconta non solo la storia di “un” uomo, ma dell’Uomo.

I soggetti di Deodato sono rappresentati in luoghi dedicati al sapere -come librerie, studi, biblioteche- che diventano spazi metaforici di ricerca della verità, come nell’altorilievo Senza parole: un uomo all’interno di una libreria, seduto su una montagna di libri, che non ha evidentemente ancora trovato le risposte che cerca e sulle quali si affanna. O, ancora, Mangiava le stelle per vederci meglio che descrive un uomo che vuole “cibarsi di sapienza”, come lo stesso artista spiega.

I suoi personaggi sono sempre affaccendati in qualcosa, senza mai sembrare fisicamente affaticati: il loro è più un lavoro della mente, come suggeriscono anche i titoli delle opere, Pensatoio, Pensierini, Un mare di idee, Una piccola idea. E l’idea -difficilissima da riprodurre non avendo forma, odore, colore- è perfettamente rappresentata dall’artista: i suoi lavori, infatti, si reggono su delicatissime tensioni reciproche, forze, equilibri.

È in quegli spazi di energia invisibile che l’idea prende forma e l’osservatore si ritrova a guardarla, quasi come si guarda una messinscena teatrale. E a volte, infatti, soprattutto negli altorilievi, la sensazione è quella di osservare degli attori su un palcoscenico, che è forse il grande palcoscenico del mondo.